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2CULTURA DELL'INCONTRO: LA PAROLA AI MIGRANTI

Un percorso coinvolgente - I nostri ospiti: due profughi - Le nostre riflessioni

Conoscere realtà di vita differenti dalle nostre ma, soprattutto, ascoltare il racconto di storie difficili dalla viva voce di chi quelle le ha vissute in prima persona: è un'opportunità più unica che rara! Un'opportunità altamente formativa che, grazie alla nostra prof. di Lettere, abbiamo vissuto a conclusione di un percorso coinvolgente ed articolato, figlio del progetto TESTIMONI DEI DIRITTI.
Il nostro percorso, avviato ad ottobre 2016, lo abbiamo intitolato LA CULTURA DELL'INCONTRO: nel rispetto della legalità e nella tutela dei diritti umani.
A maggio finalmente abbiamo ospitato e intervistato nella nostra aula due persone di grande spessore umano: la signora Matilda MALI, di origine albanese, e il giovane Okechukmy Emanuel EGLUHJO, profugo nigeriano.


Abbiamo intervistato solo due tra le centinaia di persone immigrate in Italia che fuggono dalla terra d'origine alla ricerca di un futuro migliore, ma le loro storie sono emblematiche per quanto molto differenti.
Le accomuna, però, il fatto che entrambi i protagonisti sono fuggiti alla ricerca della libertà e della opportunità concreta di vedersi garantiti i diritti umani fondamentali, come  "recitano" (?!?) molte Dichiarazioni internazionali.
Entrambi hanno frequentato l'università e conseguito la laurea. E questo assieme alla storia che ognuno di loro ha raccontato, a nostro parere, dimostra quanto inopportuno sia il pregiudizio altezzoso che spesso annebbia il nostro sguardo verso i migranti. Noi abbiamo conosciuto le loro emozioni, i sentimenti, i fatti.... persone colte ed educate, umili... cioè disposte al SACRIFICIO, determinate a impegnarsi duramente pur di costruirsi una vita dignitosa.
La sig. Matilda era una tra i sedicimila albanesi che nel 1991 da Durazzo si imbarcarono sulla nave VLORA e, stipati e aggrappati "come foglie d'autunno", approdarono l'8 agosto di quello stesso anno al porto di Bari. Scappata con il padre dall'oppressione del regime totalitario dell'epoca, la sig.ra Mali - dopo un lungo e faticoso percorso di integrazione durato 25 anni - è oggi docente universitario, esperto di chimica dei sedimenti c/o il Politecnico di Bari. Sottoposta da noi studenti a un amabile fuoco di fila di domande, ci ha raccontato le difficoltà di chi vive nella povertà, privato della libertà di pensiero e di parola. Forte e coraggiosa, oggi è una donna realizzata. Ci ha molto colpiti questa sua frase: "E' più importante aggiungere più vita agli anni che più anni alla vita".
Contro gli ostacoli e le difficoltà dell'integrazione, invece, Okechukmy sta ancora lottando. Nato in Biafra, laureato in Economia e Commercio, da un anno in Italia, sta aspettando da ben sette mesi i documenti dell'ASILO POLITICO. E' costretto a chiedere l'elemosina all'ingresso di un supermercato, amerebbe dare una svolta alla sua vita ma senza documenti e la conoscenza della lingua italiana... è veramente difficile svoltare!
E' fuggito da una lunga guerra politico-religiosa fratricida e sanguinaria per poter professare liberamente la sua religione cristiana e vivere non di stenti. Ha lasciato la sua famiglia che non vede ormai da ben due anni. Nonostante la crudeltà di quanto si è lasciato alle spalle, l'espressione del suo volto è solare quando qualcuno gli rivolge parola. In lui alberga la speranza e la fiducia nel prossimo. I suoi occhi talvolta si velano di tristezza ma è evidente la sua voglia di accogliere e di essere accolto. E' arrivato in Europa, dopo aver fatto tappa in Turchia, in aereo. Non ha, dunque, vissuto il trauma delle carrette del mare. Okey parla solo inglese e questo per noi intervistatori è stata una bella sfida. Vincente, soprattutto, perché in tutti noi grande era la voglia di sapere e di comunicare. Il giovane nigeriano ha catturato la simpatia di tutti: alunni, docenti, personale ausiliario. Siamo felici e onorati di avere un amico in più. 
Grazie ai nostri ospiti d'eccezione, maestri di vita, abbiamo compreso che è necessario non far sentire solo nessuno e aiutare ciascuno a credere in sé. A questo scopo occorre andare oltre le apparenze, scardinare dai nostri cuori e dalla nostra mente i pregiudizi, mantenendo salda la prudenza ma non la diffidenza!
Noi alunni di terza, riconoscenti alla nostra scuola per averci offerto questa indimenticabile esperienza, RINGRAZIAMO la dott.ssa MALI e il dott. Okechukmy Emanuel EGLUHJO per la disponibilità avuta nel ripercorrere dolorosi momenti della loro esistenza. Ci auguriamo che il loro patrimonio di vita diventi patrimonio di tutti!
Ci auguriamo che i cittadini italiani e baresi imparino tutti a VOLER CONOSCERE, prima di giudicare, i migranti.
La CONOSCENZA reciproca abbatte i muri, annulla i confini, amplia l'orizzonte e crea l'INCONTRO.

A cura degli alunni: Roberto BOZZO - Martina DAMMACCO - Francesco MASTRORILLI - Giorgia MINUNNO - Miriam PAGLIONICO